Fonte: www.OlgiateOlona26giugno1959.org
Il disastro aereo del 26 giugno 1959 risparmiò Olgiate Olona, la sua popolazione e anzitutto il complesso dell’Opera prevenzione antitubercolare infantile (Opai) – a poche decine di metri da dove si schiantò la fusoliera – che ospitava centinaia di bambini accuditi dalle religiose, dalle inservienti e dal resto del personale. Alcuni di loro oggi ricordano ancora bene la sciagura, come attestano le testimonianze contenute nel volume Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei bambini di Olgiate Olona presentato a Olgiate Olona il 26 ottobre 2014 e scritto dall’olgiatese Enrica Mariateresa Ferrazzi che gentilmente ha concesso di pubblicare alcuni stralci delle testimonianze.

I bambini ospiti del complesso dell’Opera prevenzione antitubercolare infantile di Olgiate Olona
Adondi Elena (di Verbania, in Opai da bambina 1958-1960):
«Il 26 giugno 1959 con mia sorella Serenella in un’aula stavamo imparando una poesia da recitare a un matrimonio che sarebbe stato celebrato il giorno successivo a Olgiate Olona nella chiesa parrocchiale. Poiché suggerivo alcune strofe a mia sorella, ero stata messa in castigo davanti alla finestra: pioveva a dirotto e tuonava. Improvviso un rombo assordante, il cui ricordo è ancora nelle mie orecchie: un aereo stava precipitando. Davanti a quella finestra avevo assistito a una tragedia che, saprò molti anni dopo, determinò la morte di settanta persone. Avverto la suora di ciò che ho visto: “Cade! L’aereo sta cadendo!”; e lei “Zitta!” in tono perentorio. Io ripeto: “Ma cade!!!”; e poi il disastro: il tutto è durato pochi minuti. Ricordo un gran fermento: tutti i ragazzi e le ragazze in chiesa a pregare, e la sera, dal dormitorio, a guardare attraverso l’unica finestra che dava sulla strada tutto un correre di gente».
Adondi Serenella (di Verbania, in Opai da bambina 1958-1960):
«Ricordo un episodio triste: eravamo in classe a recitare una poesia quando al di là delle finestre un forte temporale si scatenava; avvertimmo un rombo di motori e un boato fortissimo. Ci dissero solo più tardi che un aereo passeggeri era precipitato vicino al frutteto. Venni a conoscenza solo anni dopo che costò la vita a una settantina di persone».
Andreani Oriana (in Opai da bambina 1958-1960):
«Un ricordo ancora vivo nella mia memoria è che negli anni in cui ho soggiornato, cadde un aereo proprio a Olgiate Olona: era uno dei primi incidenti di quel tipo e aveva scosso tutta la comunità. L’eco di questo fatto era arrivato a noi bambini e la cosa colpì molto la nostra fantasia».
Bertelli Ida (di Mura, Brescia, lavorò in Opai 1957-1962):
«Rammento il pomeriggio del 26 giugno 1959 quando sentimmo un rumore terribile in cielo: ci affacciammo a una finestra e vedemmo in cielo una palla di fuoco che precipitava velocemente; era un aereo e per fortuna non fece feriti all’interno del Preventorio, anche se un pezzo di ala e di fusoliera caddero nel parco dell’Opai. Fortunatamente, a causa del cattivo tempo, non c’erano bambini a giocare nel parco altrimenti sarebbe stata una strage».
Corti Franca (della provincia di Brescia, inserviente in Opai 1958-1961):
«Ricordo che il 26 giugno 1959 ci fu un terribile incidente proprio vicino al bel parco del Preventorio: durante un violento temporale cadde una aereo: io ero di riposo e così, nonostante il brutto tempo, uscii per andare a vedere cosa era successo. La scena era veramente terribile: le fiamme e l’odore non si possono dimenticare. Poco dopo arrivarono le forze dell’ordine che transennarono l’area e ci fecero allontanare; seppi poi che in quell’incidente erano morte tutte le persone a bordo dell’aereo».
Fontana Luigi (in Opai da bambino 1958-1960):
«Mi ricordo che un tardo pomeriggio di forte temporale, mentre seduti sulle panche guardavamo la televisione messa in alto su un trespolo, sentimmo un fortissimo boato e dalle finestre oscurate una luce strana. Dopo ciò ci fu un interminabile frastuono di sirene, di rumori provenienti da oltre il muro: si aveva l’impressione che qualcosa di tremendo fosse capitato vicinissimo all’istituto. Il giorno dopo, liberati in giardino, raccogliemmo una grande quantità di frammenti metallici. Sapemmo poi che era caduto a poca distanza dall’istituto, colpito da un fulmine, un aereo di linea dell’americana TWA. Girava voce che l’aereo fosse caduto in picchiata, che lo spettacolo fosse terribile: una pila di corpi carbonizzati ammassati, impossibile non solo il riconoscimento, ma addirittura la loro separazione».
Magagnini Nella (lavorò in Opai):
«Rammento un giorno del giugno 1959: ero intenta a fare il bucato, mentre fuori c’era un violento temporale: improvvisamente si udì un rumore terribile; corsi fuori insieme con altre ragazze e ci accorgemmo che un aereo stava precipitando. Fu una scena veramente drammatica; fortunatamente per l’Opai non ci furono conseguenze, ma l’aereo si schiantò proprio nei pressi del preventorio: sarebbe bastato poco perché la sciagura assumesse proporzioni ancora maggiori».
Mussati Massimo (di Varese, in Opai da bambino 1957-1959):
«Il ricordo più vivo è il famoso giorno di quella disgrazia dell’aereo. Pioveva e noi bimbi giocavamo; all’improvviso un forte rumore, diverso dai tuoni del temporale in corso, ci fece correre, tutti, ai finestroni per capire cosa fosse successo: ricordo un fumo marrone che si innalzava in cielo. Una suora ci tranquillizzò dicendoci che quel fumo era il fulmine. Ricordo che non ci fecero uscire per diverso tempo».
Scola Giancarlo (in Opai da bambino):
«Tra i pensieri ricorrenti, uno su tutti prevaleva: il mistero dell’aereo caduto che riusciva in quel momento di grossa intimità a porre in seconda battuta pensieri magari malinconici. Certo, il recitare preghiere non favoriva pensieri divertenti. Era diffusa la voce tra noi ragazzi che in fondo alla pineta, a confine del muro di cinta, zona più volte sfiorata ma mai raggiunta, fosse caduto un aereo durante l’ultima guerra. Fatto vero? Leggenda? Sta di fatto che era tanta la curiosità di noi ragazzini che sarebbe stato un sogno poter raggiungere quel luogo e perlustrarlo, per trovare forse segni dell’avvenuto fatto o magari oggetti appartenenti all’aereo stesso. Mistero mai svelato».
Sonzini Angelo (in Opai da bambino):
«Dell’incidente aereo del 26 giugno 1959 rammento che quella sera c’era un temporale fortissimo: ci mandarono in salone e ricordo le sirene delle ambulanze; il giorno successivo, uscendo nel parco, c’era della gente che raccoglieva dei rottami di aereo».
Vernizzi Fabrizio (in Opai 1958-1960):
«Rammento il boato tremendo che sentimmo in quel pomeriggio d’estate del 1959 quando cadde un aereo proprio vicino al parco dell’Opai: in quel momento stavamo guardando la televisione».
