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Gerardini Rosa

Sono nata a Vobarno nel 1938. Quando avevo diciotto anni, su indicazione di alcune amiche di Varese, sono andata a lavorare all’Opai, dove sono rimasta fino al 1961. Tornavo a casa un paio di volte l’anno, oppure in qualche occasione importante come il matrimonio di qualche familiare. Ho lavorato quasi sempre nel bel refettorio, le cui pareti erano rallegrate dai bei disegni del pittore Rubino. Tenevo in ordine, apparecchiavo e sparecchiavo e, se occorreva, aiutavo anche in altre faccende. Solo per un certo periodo di tempo ho lavorato al secondo piano dove c’erano i bambini del nido, per sostituire una ragazza che era malata. Ricordo suor Maddalena che dormiva con noi ragazze. C’erano altre ragazze che venivano dalla provincia di Brescia: sono rimasta in contatto con una di loro, Raffaella Dalè, che abita nel mio paese.

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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Guzzetti Lidovina

Sono stata all’Opai nel periodo 1958-1959: io frequentavo la seconda classe mentre mia sorella Sonia la prima. Siamo state ospitate in Istituto a seguito di una malattia di nostro padre. Il mio ricordo è molto bello e positivo, a differenza di quello di Sonia che ha vissuto quel periodo come un abbandono. Avevo solo 7 anni, e quello che è rimasto impresso ancor oggi nella mia memoria è suor Maria Adelaide [Apostoli, nda] mentre giocava con noi nel parco e correndo le si apriva la veste prendendo la sembianze di ali: sembrava un angelo. Un altro ricordo era la passeggiata al mese di maggio sotto un pergolato che portava con molta probabilità a una cappella. Ho vissuto solamente un anno in questa struttura, ero molto piccola per ricordarmi altro. Comunque in quell’anno sia io che mia sorella abbiamo ricevuto la prima Comunione.

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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De Bacco Fausto

Sono stato ricoverato all’Opai dal 2 settembre 1955 al 28 giugno 1958 a scopo di prevenzione; in effetti i miei genitori avevano sempre chiamato “preventorio” la struttura di Olgiate Olona dove venni mandato in quanto con la mia famiglia viveva anche mio nonno Ermenegildo che era stato malato di tubercolosi a causa del lavoro svolto per anni in miniera. Non ho molti ricordi di quegli anni, se non che si dormiva in grandi e lunghe camerate e che i miei genitori venivano a trovarmi settimanalmente in bicicletta (abitavano a Borsano di Busto Arsizio). Un altro ricordo, peraltro sbiadito, è la delusione provata il primo giorno di scuola quando furono formate le classi e mi ritrovai in classe con solo maschi

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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Cerutti Dora

Sono arrivata all’Opai il 15 settembre 1953 insieme con mio fratello Modesto. Ricordo tutto vagamente. In particolare rammento il giorno di Natale, quando ci portavano nel salone dove, su alcuni tavoli posti a ferro di cavallo, facevano bella mostra di sé tantissimi dono per noi bambini. Alcuni erano stati portati dai nostri genitori, ma poiché c’erano anche molti orfani o bambini che provenivano da famiglie molto povere, i benefattori mettevano a disposizione molti regali anche per loro, così che tutti potessimo essere felici. Rammento una fiera in paese, a cui ci portarono le suore: io avevo vinto una bellissima paperetta in legno con le rotelle, ma le suore mi convinsero a lasciarla a loro. In un’altra occasione i miei genitori mi regalarono una bellissima macchina da cucire, ma io, non so perché, la scambiai con un’altra bambina per avere una scatoletta di stuzzicadenti colorati. Ricordo infine che odiavo le lenticchie: a molte altre bambine non piacevano. Così, quando raccoglievamo le stoviglie, cercavamo di mettere una sopra l’altra le scodelle, nascondendo tra una e l’altra le lenticchie che avevamo avanzato. Le odio ancora adesso.

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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Granata Wladimiro

Sono nato a Olgiate Olona nel 1947. Quando facevo le elementari, durante una visita scolastica effettuata dal dottor Fraenza52, mi diagnosticarono un focolaio polmonare e suggerirono ai miei genitori di portarmi al Preventorio. Erano gli anni del secondo dopoguerra: vivevamo in case umide, male riscaldate, con un’alimentazione non adeguata visto che le famiglie erano numerose. Per questo motivo devo dire che – sebbene l’ingresso al Preventorio sia stato un po’ traumatico perché voleva dire lasciare la mia famiglia – non posso dire di essere stato trattato male. Ero ben accudito e nutrito, anche se non tutto mi piaceva: soprattutto odiavo il bollito, mentre mi piaceva moltissimo il caffelatte che ci servivano al mattino. Ho trascorso i primi mesi nel reparto isolamento. Poi sono stato trasferito insieme con altri bambini nel padiglione dove oggi ci sono le scuole Ferrini. Rammento molto bene il magnifico scalone che dall’ingresso portava ai piani superiori e le cucine, in fondo, un po’ isolate. Ricordo che c’era un giardiniere che teneva in ordine oltre al parco anche le piscine, raccogliendo le foglie che cadevano all’interno. Era di Olgiate Olona, infatti quando uscii dal Preventorio mi capitava di vederlo in paese. Trascorrevamo molto tempo nel parco a giocare, e rammento che spesso ci bagnavamo nelle piscine contro il volere delle suore che poi ci sgridavano perché rischiavamo di ammalarci, visto che la stagione non era adatta. Anche il fotografo di Olgiate Olona veniva ogni tanto all’Opai per fotografare gli edifici e i bambini.

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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Patrizia Abbate

Sono stata in questa struttura negli anni 66/69 -se ben ricordo- insieme a mio fratello Francesco Abbate. Ricordo benissimo Suor Luigia, Suor Vincenza e Suor Adelaide. Ricordo Fiorella della quale, per puro caso, a distanza di tanti anni incontrai il padre che lavorava in una scuola vicino casa mia e che riconobbi dalla straordinaria somiglianza.
Quanti anni!!

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Rosa

Volevo ringraziare tutte le persone che si sono prodigate per la Commemorazione del Centenario della Fondazione O.P.A.I. (27.09.2014), perchè bisogna trovare il modo di tornare ad insegnare certi valori e non soltanto a pensare al proprio portafoglio.

Grazie per avermi fatto vivere un’emozione indescrivibile, perchè dalla mia dimissione all’OPAI non ero piùtornata.

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Paola Nanni

Ciao sono Paola Nanni, che sorpresa!!! Proprio ora che Lucia Pelle mi ha rintracciato dopo 42 anni di ricerca.

Sono stata all’Opai dal 67 al 1972 con Lucia e tanti altri bambini.

Lucia si ricorda di te Vincenza dormiva vicino a te.

Anche io ho avuto a scuola il maestro Spagnoli che ci insegnava musica, ti ricordi che ci gettava i gessi sul banco?

Io e Lucia ci stiamo scrivendo giornalmente.

E’ un piacere ritrovarsi.

Un abbraccio

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Francesco Abbate

… mi ricordo di essere stato qui negli anni 1966/67/68.

Mi ricordo di Suor Adelaide e Suor Luigia.

Ricordo di due ragazzi che si chiamavano Pasinetti e Soriani … Ricordo i pomeriggi di inizio estate tutti su una sedia a sdraio nel grande giardino a leggere famiglia cristiana…e le merende con latte freddo sotto gli alberi ….tanti ma tanti anni fa …

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Lucia Pelle

Ciao a tutti, sono Lucia Pelle, sono stata ospite all’opai dal 1966 al 1972. Ciao Silvana e Vincenza! Mi ricordo benissimo di voi, come mi ricordo anche di Paola,Carla, Fiorella,Cinzia che aveva la fobia delle formiche! Dei maschi mi ricordo di Walter,Carmelo e Massimiliano. Mi ricordo anche di suor Maria Adelaide, suor Rosaria, suor Vincenza, era una sarta addetta al guardaroba, Lidia e Maddalena. Mi farebbe molto piacere contattare tutte queste persone e guardare le foto, noi avevamo la divisa a quadretti bianchi e rossi!

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