Zucchi Paola Irene

Sono nata a Premeno il 7 dicembre 1927. Ho vissuto nell’istituto di Olgiate dai 3 ai 20 anni: era il 1948 quando sono uscita. Ero entrata, perché figlia di madre affetta da tubercolosi; a Olgiate ho frequentato le scuole elementari, poi ho imparato a fare la magliaia (c’era un laboratorio di maglieria dove si confezionavano indumenti per gli “interni”, ma anche per i
militari; le ragazze diventavano anche “madrine” dei soldati a cui venivano inviati gli indumenti, e fra loro si scambiavano lettere). Mia madre morì nel marzo 1931 e mio padre andò a lavorare in Francia. Entrai in Istituto grazie all’interessamento della famiglia Cavalli presso la quale il nonno Maurizio lavorava come giardiniere nella villa di Pian di Sole sopra Premeno. Mi ricordo i coniugi Carlo e Clotilde Cavalli in visita all’istituto: lui con barba lunga e fare bonario; lei molto energica, voleva essere salutata e riverita; con le sue continue domande metteva spesso a disagio me e gli altri bambini timidi. Ho un ricordo molto nitido e preciso dell’ambiente e delle persone. C’erano una ventina di suore dell’ordine di Santa Giovanna Antida, c’era il cappellano; c’era il medico con la sua famiglia: ricordo il dottor Antonio Delaria che sposò l’inserviente Maria da cui ebbe tre figli, due maschi e una femmina. Abitavano lì anche le maestre elementari, mentre venivano da Milano quella di francese e quella di musica e canto. L’allora parroco di Olgiate, don Ferdinando Zappa, era il confessore delle suore e il fornitore di ostie. Il 21 luglio 1935 ho ricevuto la prima Comunione. Quando morivano i benefattori, i bambini più grandi venivano portati ai funerali. Mi ricordo di quando ci hanno portati a Milano al matrimonio di Alba Cavalli e Giuseppe Brusasca: noi bambine eravamo tutte vestite con un abito bianco in piquet, lungo e diritto, con un bel cappellino bianco. Anche il 3 giugno, giorno di Santa Clotilde, grandi festeggiamenti e auguri alla signora Cavalli. Ho lasciato l’istituto a 20 anni perché mi sono ammalata di pleurite e sono stata inviata al sanatorio di Busto Arsizio: per la signora Cavalli fu un gran dispiacere, perché ero l’unica bambina di Premeno. Dopo aver trascorso alcuni anni in sanatorio, sono potuta tornare a Premeno. Ricordo l’immenso e ordinatissimo parco dove era collocata una bella statua del Mangiagalli; il campo di calcio, dove alla domenica venivano a giocare anche i ragazzi di Olgiate. C’era una piscina dove la mattina facevano il bagno le femmine e il pomeriggio i maschi. C’era anche il podere con galline e mucche. Non si stava male neanche con il cibo: alle 11 il pranzo per i bimbi dell’asilo e del nido (dove arrivavano le donne di Olgiate ad allattare i più piccoli). Alle 12 il pranzo per i bambini della scuola; i più grandi poi aiutavano ad imboccare i più piccoli. Alla domenica si mangiava il risotto con le polpette.

Tratto dal volume di Enrica Mariateresa Ferrazzi “Opai, io c’ero… Voci e volti della Casa dei Bambini di Olgiate Olona”

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