Testimonianza di Maria Cesarina Ortis

Sono originaria di Trontano. Quando ero piccola, una mia zia morì a soli 17 anni di tubercolosi ossea. I miei genitori temevano che anche io potessi ammalarmi, visto che ero molto esile. Così decisero di mandarmi al preventorio di Olgiate Olona. Sono rimasta lì tre anni, e ho frequentato la scuola elementare. La mia maestra, suor Maria Nespoli, era bravissima, anche se un po’ severa. Ricordo con molto affetto suor Rosaria che mi insegnò a ricamare. Io non ero molto brava e quando feci vedere alla suora il centrino che avevo fatto, con all’interno un bel buco, la cara suora mi consolo e ricamò una bella foglia per nascondere il buchino. Ricordo anche una suora anziana e piccola di statura, suor TerCesarina Ortis x sitoesita. Le visite dei parenti erano molto limitate. Al mattino la suora batteva le mani e tutte ci alzavamo. Le classi erano miste. L’alimentazione era abbondante e le pietanze erano cucinate molto bene. L’unico aspetti negativo era la ferrea disciplina che mi stava un po’ stretta. Ogni mattina ricordo che ci facevano uscire in file da tre per recarci nel padiglione principale. Prima delle lezioni i maschietti partecipavano alla cerimonia dell’alzabandiera, nel parco. Se qualcuno era indisciplinato,  interveniva suor Mariarosa, che alzava la veste e lo colpiva con un leggero calcetto. Uno dei ricordi più vivi nella mia mente è quello del disastro aereo del 1959. C’era un bruttissimo temporale. Ricordo che si udì un rumore fortissimo. Poco dopo entrò un’inserviente, talmente terrorizzata da quello che aveva visto da non riuscire a parlare. Mormorava frasi sconnesse: “E’ caduto il sole!”.  In realtà ad essere caduto fu un aereo. Fu un vero miracolo se nessuno dei bambini dell’Opai morì durante la tragedia. Nel parco c’erano numerose detriti del veivolo: anche alcuni seggiolini. Uno era finito addirittura sulla terrazza! Nei giorni successivi le suore non ci fecero uscire nel parco perché erano in corso i rilievi. Ricordo che alcune bare vennero ricoverate in una camera ardente improvvisata al piano terra del padiglione contumaciale. Ricordo anche la Chiesa interna al preventorio, che fu affrescata proprio mentre io ero lì. Una mia compagna, che aveva un viso molto bello, fu ritratta tra gli angeli riprodotti dietro l’altare. Si chiamava Carla Marazzani. Rammento anche le rappresentazioni all’interno del piccolo teatro: in particolare ho una foto vestita da angioletto, insieme ad una mia compagna, Luigina Senestraro.

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