Testimonianza di Santin Giovanpiero

Arrivai al preventorio di Olgiate Olona dopo che i miei due fratelli maggiori vennero a mancare per la TBC (Giovanni, il maggiore, fu fatto prigioniero in Russia: riuscì a tornare ma era malato e non si riprese più).

Quando sono entrato all’Opai sono rimasto nel reparto isolamento/accettazione per alcuni giorni. Eravamo in otto in una stanza. Ricordo che c’era un bambino che faceva la pipì a letto e non so perché lo feci anch’io. Poi passammo la notte a tentare di asciugare il lenzuolo con degli asciugamani. Pia illusione! Un paio di volte mio fratello Paolino, sei anni più di me, che era al preventorio già da qualche tempo riuscì a venire a trovarmi di nascosto. Ricordo che c’era una suora che mi obbligava a mangiare la crescenza che a me non piaceva per nulla. Rimpiangevo il formaggio nostrano che mangiavo in val Vigezzo. In generale il cibo era buono. Non mi piaceva il riso in brodo e così raccoglievo solo i chicchi con cucchiaio e lasciavo la parte liquida. Era una gioia quando ci servivano un bel piatto di affettati: adoravo la mortadella e sento ancora oggi il sapore in bocca. Per fare un panino imbottito con lo stesso tipo di salume rammento che ci scambiavamo le fette che ci venivano servite: barattavamo salame, Bologna e prosciutto. Ci davano anche cioccolata di due tipi. Una era della Zaini al gusto di gianduia con all’interno pezzi di noccial0 (quando la trovo al supermercato la compra ancora, anche se non è buona come quella d’allora), l’altra era un cubotto con al centro un dischetto su cui erano riprodotte alcune immagini, non ricordo con precisione di cosa. Rammento una cosa abbastanza sgradevole: quando ci veniva da vomitare, le suore ci dicevano di uscire in giardino e di metterci a correre. Sembrerà strano ma funzionava. A Natale dopo la messa c’era un bel rinfresco che mi rendeva felice. Noi bambini indossavamo dei maglioni di lana a collo alto color amaranto. Le cure erano assidue. Rammento mesi e mesi di punture, ma anche visite odontoiatriche, le prime che io avessi mai fatto in vita mia. Rammento che mi tolsero un dente a mente sana, ma non sentii molto dolore. Per un certo periodo ebbi una malattia contagiosa, forse morbillo. Venni messo in isolamento: era estate e faceva un gran caldo, ero in uno stato continuo di dormiveglia.

Nel bellissimo parco c’erano tante piccole sdraio dove ci stendevamo per la pennichella pomeridiana, al fresco delle enormi piante. Le sdraio erano di legno e dovevamo fare attenzione quando le aprivamo perché rischiavamo di chiudere le mani all’interno. Sempre nel parco giocavamo a giardia e ladri, alla cavallina, oppure raccoglievamo gli aghi dei pini per farne delle piste dove giocavamo con tappi di metallo al cui interno mettevamo le foto dei calciatori ritagliate dalle riviste che ci erano permesse. Praticamente immaginavamo che fossero macchinine e le spingevamo dando uno scatto tra pollice e indice. Oppure dispiegavamo i nostri fazzoletti bianchi sul prato per catturare la farfalle: erano bellissime!

Ogni tanto, soprattutto i bambini più grandi – tra cui mio fratello – catturavano i cervi volanti e li sottoponevano a vere e proprie sevizie. Le suore Controllavano che non ne tenessimo qualcuno in tasca: ricordo che una volta per nascondere un piccolo cervo volante lo tenni in bocca fino al termine del controllo. Eravamo dei mascalzoni: oggi sono dalla parte dei cervi volanti.

Nel parco c’erano due lunghe piscine che contenevano acqua non troppo alta. Sulla superfice galleggiavano dei ragni d’acqua con le zampe lunghe che si muovevano velocissime ma a volte ci pizzicavano. Nel bel podere viveva un contadino e c’erano moltissime piante, tra cui un tasso che produceva frutti rossi e dolci. La suora ci diceva di sputare i semi perché erano velenosi.

L’igiene era rigorosa: ricordo gli spazzolini da denti e il dentifricio in polvere, un grande rotolo di asciugamano appeso alla parete.

Santin Giovanpiero Anita PirovanoLa mia maestra si chiamava Anita Pirovano, ed era molto brava; mi faceva un po’ da mamma. Eravamo in un’aula mista e spesso facevamo delle gare maschietti contro femminucce. Chi vinceva andava a bagnare il naso all’avversario. L’ultima volta che vidi mia madre fu proprio insieme alla mia maestra. La mamma era venuta a trovarmi e la maestra l’aveva invitata a fermarsi a pranzo con lei nel suo alloggio: ricordo che la tavola era imbandita, c’era un bel piatto di cicoria tagliata sottile con della cipolla. La mamma quel giorno indossava il tradizionale fazzoletto in testa che noi chiamiamo “Panet”. Rivedo ancora la scena davanti ai mie occhi. Che nostalgia … mi mancano tanto quelle due donne …Della maestra Pirovano conservo una foto che la ritrae insieme a noi bambini e a suor Angela.Non ci facevano mangiare le gomme americane perché ci dicevano che si attaccavano ai polmoni!Ricordo il giorno della cresima celebrata dal cardinale Schuster: faceva caldissimo e c’erano moltissime persone. Avevo conservato una foto in cui ero ritratto con la fascia bianca sulla fronte, ma non la trovo più. Rammento che fu scattata vicino a una siepe di biancospino.

 

altoparlante Geloso Per quanto riguarda i divertimenti, sotto il porticato c’era un altoparlante di colore marrone (mi sembra fosse marca “geloso”)da cui ci facevano ascoltare le partite di calcio. All’Opai diventai tifoso della Juventus.Potevamo assistere anche a delle proiezioni cinematografiche. Il primo film che vidi fu “Marcellino pane e vino”: ancora oggi divento malinconico quando lo rivedo. Io ero bravo a cantare e così le suore sfruttavano lo mie “capacità” sia in teatro che in chiesa.Ricordo in particolare due esibizioni. In una ero David Croquet, nell’altra cantavo “La casetta in Canadà”.uarda i divertimenti, sotto il porticato c’era un altoparlante di colore marrone (mi sembra fosse marca “Geloso”) da cui ci facevano ascoltare le partite di calcio. All’Opai diventai tifoso della Juventus.

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